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Doppio brindisi per il 7 Novembre

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Il 7 novembre è una data importante per i comunisti di tutto il mondo: si celebra l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Per la prima volta i comunisti guidarono il proletariato alla conquista del potere e diedero agli sfruttati una speranza che è tuttora valida: liberarsi del capitalismo e iniziare a costruire un mondo nuovo. Ricordando quella data, ancora oggi, in tutti i continenti, i comunisti brindano al futuro: si sono svolte manifestazioni con decine di migliaia di partecipanti nelle principali città della Russia. A Kiev, in Ucraina, migliaia di compagni hanno dovuto fronteggiare le provocazioni di un gruppo di fascisti. Celebrazioni si sono svolte dall’Australia a Cuba, dal Portogallo alla Grecia e in tanti altri paesi...
Questa ricorrenza è una tradizione anche per i comunisti italiani e quindi per quelli romani. Di celebrazioni “ufficiali”, da qualche anno a questa parte, neanche l’ombra: sappiamo a cosa si è ridotta ormai la nostra sinistra…
Raccontiamo allora una serata “ricreativa” (in fondo solo una cena) che non era stata pensata per essere divulgata. Quasi un centinaio di proletari (inviti limitati alla capienza del locale) si sono ritrovati, proprio la sera del 7 novembre, in una pizzeria della periferia romana per un doppio brindisi.
Un bicchiere per la Grande rivoluzione proletaria e un altro per un anniversario decisamente più “locale”, ma comunque sentito: i quarant’anni di militanza di un dirigente operaio romano, Norberto Natali, il quale festeggiava anche il risarcimento, appena ricevuto dallo stato, per la persecuzione che lo ha colpito diversi anni fa (non per il fatto pecuniario, ma per la grande vittoria morale e politica che rappresenta). Il compagno Alberto Capretti, all’epoca segretario locale della FGCI, ha raccontato di quando fece, il 7 novembre 1971, la prima tessera della FGCI a Norberto (appena tredicenne) ed ha aggiunto qualche ricordo - come hanno fatto molti altri nelle varie tavolate, rievocando aneddoti e momenti particolari - a testimonianza dell’ ininterrotto impegno politico di Natali.
Natali è poi diventato un giovane operaio dirigente nazionale della FGCI, poi del PCI e, in anni più recenti, segretario nazionale di Iniziativa Comunista. Nel 2001, assieme ad altri compagni e compagne di quel partito, dovette affrontare il carcere con l’accusa di associazione sovversiva, mentre i giornali li diffamavano definendoli terroristi e assassini. Una patetica montatura che IC riuscì a smontare pezzo a pezzo, fino a trasformarla in una vittoria, con migliaia di voti conquistati alle elezioni e con una recente sentenza della Cassazione in cui si afferma che le indagini non avrebbero mai dovuto aver inizio. Da Tiburtino III, da Settecamini, da Pietralata, da Tor Bella Monaca, da Casal Bruciato e dal Tufello si sono mossi per testimoniare anche la loro stima per Natali, per la sua coerenza, per il suo coraggio, per le sue lotte, per la sua condotta di comunista sempre estraneo a qualsiasi forma di corruzione e sempre pronto a “rompere i coglioni” ai padroni, ai prepotenti, agli opportunisti e ai provocatori.
Erano, singoli o intere famiglie, rappresentanti della Roma operaia e delle borgate, tra loro diversi esponenti e dirigenti di base di tutte le forze politiche e sindacali della sinistra insieme a tanti compagni senza un proprio posto di lotta. Può apparire strano che proprio un compagno dalle posizioni così nette abbia riunito tanti, anche magari in disaccordo con alcune sue opinioni: di sicuro tutti riconoscono a Natali il suo essere, gramscianamente, tollerante e intransigente, quelle capacità unitarie tipiche proprio di chi è fermo e sicuro nelle sue convinzioni. Soprattutto sanno tutti che le sue scelte non sono mai dettate da ragioni di convenienza personale bensì, giuste o sbagliate che appaiano, dettate da convincimenti ideali.
Chi ha vissuto la storia del PCI ricorda episodi, momenti esaltanti o dolorosi, i più giovani ascoltano e intonano le canzoni popolari di lotta. Ci sono i familiari di Ughetto, al tempo responsabile della mitica Vigilanza comunista romana, a cui volevano bene migliaia di compagni: pochi ricordano quando il fogliaccio fascista “Il Secolo” pubblicò la sua foto in prima pagina con la didascalia “killer comunista”. Arriva anche un messaggio della famiglia di Lucio Conte, dirigente comunista della borgata “La Rustica” scomparso proprio quest’estate.
In una pizzeria alla periferia di Roma forse sono riuscite alcune cose – e proprio il 7 novembre – che in genere la sinistra realizza molto male: compagni insieme al di là delle fragili appartenenze partitiche d’oggi, giovani e vecchi fianco al fianco. E soprattutto la parola ai proletari, anziché ai soliti intellettualini e tromboni.

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