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Il ricatto del "contributo scolastico"

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NIENTE SOLDI ALLA SCUOLA? …LA COLPA E’ DEI FIGLI DEGLI OPERAI !

di Stefano Pisapia



Come sa bene ogni lavoratore, in questo periodo è molto difficile arrivare alla fine del mese, tanto più se si deve mantenere una famiglia. Bisogna risparmiare su tutto, ma si cerca comunque di costruire un avvenire per i figli, per esempio mandandoli a scuola che, fino a prova contraria, è un diritto per tutti. Ma anche la scuola è diventata una voce di spesa sempre più difficile da sostenere: i libri da comprare sono carissimi e poi ci sono quaderni, diari, zaini, etc. Poi, da un po’ di tempo, ci si mette anche il “contributo scolastico”. Questo contributo è stato introdotto dal centro-sinistra, da un decreto che porta il nome dell’attuale segretario del PD, infatti si chiama “legge Bersani”. Il contributo nasce su base volontaria, come “erogazione liberale a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado” da utilizzare per l’innovazione tecnologica, l’offerta formativa, l’edilizia scolastica, in modo tale che le famiglie possano aiutare le scuole ad autofinanziarsi a causa di limitati fondi pubblici.
Insomma la scuola va dal genitore e gli dice: dacci altri soldi o l’attività scolastica andrà a rotoli. Cosa c’è di più efficace e di più odioso di un ricatto che viene pensato mettendo in mezzo il benessere dei figli? Infatti è proprio così, un ricatto: se non paghi, la scuola comincia a dire che senza quel contributo gli studenti non potranno effettuare gite scolastiche al di fuori della scuola o, ancora peggio, che chi non provvede a versare la quota dovrà rimanere in classe perché scoperto dall’assicurazione. Gli altri vanno in gita e tuo figlio rimane in classe:
una cosa che per un genitore - e per il ragazzo stesso - è un grande dispiacere.
Ci dicono che senza contributo non ci saranno le fotocopie per i compiti; in scuole si è arrivati a non dare il pagellino a chi non ha pagato il contributo o a coprire i voti sui quadri di fine anno. Ci sono delle scuole che senza nessun titolo chiedono alle famiglie meno agiate di presentare domanda con un ulteriore modello “isee” per la situazione reddituale, in modo tale di dare il contributo "volontario" in base al proprio reddito. Questo insegna la scuola? A dividere i ragazzi in base al reddito delle loro famiglie?
Chiaramente di questo non hanno nessuna colpa i lavoratori della scuola che, anzi, fanno i salti mortali per garantire un diritto che oramai è solo sulla carta, con stipendi bassi e spesso rimettendoci di tasca propria.
All’inizio di settembre il ministro per l'istruzione Gelmini dichiarava testualmente al telegiornale che, per quest'anno, non c'era nessun bisogno di nessun contributo scolastico perché i fondi c’erano. E poi invece i soldi ce li hanno chiesti, eccome. E intanto coi soldi pubblici ci finanziano le scuole private o le guerre per il mantenimento degli interessi dei grandi capitalisti, intanto l’azienda vaticana – anche grazie ai nostri soldi – non conosce crisi.
Cosa ha di “volontario” questo contributo fatto di obblighi e ritorsioni? E questo è solo l’inizio. La crisi intorno a noi la vediamo tutti e anche le risposte che vengono date dai nostri governanti sono sempre le stesse: spremere i lavoratori e le loro famiglie. Quanto arriveranno a chiederci di “contributo volontario”? Quanto ci vorrà prima che i figli degli operai vengano del tutto estromessi dalle scuole e dalle università?
Se ci fosse un grande Partito Comunista, sicuramente avrebbe la forza di lanciare una campagna in tutta Italia per dire NO a questi “contributi”, per difendere la scuola pubblica, gratuita, aperta a tutti. Dobbiamo organizzarci tutti insieme per impedire questi furti. Qualcuno potrebbe dire che in un momento del genere opporsi a questi contributi è un atto di irresponsabilità. Lo hanno detto anche per il referendum di Mirafiori, che votare NO era un atto di irresponsabilità. E adesso che gli operai sono stati costretti a essere “responsabili” la Fiat continua comunque a fare i suoi comodi, perché tanto nessun partito presente in parlamento la contrasta veramente. E allora è inutile concentrarsi solo sui singoli problemi. Ci vuole una risposta complessiva. La causa della condizione sempre più drammatica che stiamo vivendo è sotto gli occhi di tutti. Questa causa è il capitalismo: questa è la vera malattia. Dobbiamo prendere atto che è ora di dirigerci verso un sistema politico ed economico diverso: l’unica cura a tutto questo è il socialismo. Un sistema in cui il futuro della gioventù – la sua istruzione, il suo benessere fisico – sono al centro della politica. Un sistema per cui vale la pena di lottare.


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