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Insieme per ricostruire il P.C.I

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Intervista a Daniela Cortese


Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Daniela Cortese, già dirigente romana del Prc. La compagna Cortese appartiene al gruppo di alcune sezioni territoriali e circoli di lavoratori di Roma che hanno lasciato il Prc e la Federazione della Sinistra e oggi sono impegnati nelle lotte sul territorio per il lavoro e per la difesa dei beni pubblici, oltre che nella redazione del sito comunistiresistenti.it. Sullo sfondo, l’obiettivo comune di ricostituire il Partito Comunista.

Daniela, perché avete deciso di non aderire più al Prc?

Intanto devo dire che Rifondazione sta subendo una continua silenziosa emorragia. Noi anziché andarcene in silenzio e abbandonare la lotta abbiamo preferito scrivere un documento e sollevare la grave questione morale che si è verificata nel partito, in particolare a Roma. Ricostruendo i fatti in modo succinto è successo che mentre noi tutti eravamo impegnati nelle lotte contro il nuovo Piano regolatore, abbiamo scoperto che i palazzinari, colpevoli di questo scempio, davano finanziamenti al partito. A noi, naturalmente, è sembrato un fatto gravissimo e io stessa, come responsabile lavoro della segreteria romana del Prc e segretaria del circolo Telecomunicazioni ho sollevato la questione. Abbiamo così determinato il commissariamento della Federazione romana del Prc e poi si è arrivati così al congresso straordinario del novembre 2010. Il problema di questo grave atto di corruzione è stato semplicemente rimosso, come se non fosse successo niente.

Insomma nessuna replica, nessuna giustificazione…

Lo so, sembra assurdo ma è così. E del resto stiamo parlando di un partito in cui i dirigenti cambiano la linea senza consultare i militanti, i quali apprendono la notizia dai comunicati stampa. Occultano finanziamenti, ma anche per quanto riguarda i progetti politici, come la Federazione della Sinistra, i militanti non possono mai decidere. Per non parlare della campagna elettorale per la Bonino: per un misero tornaconto economico ci hanno imbarcato in un’operazione vergognosa. E il bello è che non gliene importa niente: siamo andati via con più circoli e militanti diffusi, sezioni vere e molto qualificanti per un partito comunista, come la segretaria del circolo di Tor Bella Monaca, quello dei ferrovieri e quello delle Telecomunicazioni. Insomma quartieri proletari, luoghi di lavoro. Mentre il nostro portavoce, compagno Gualtiero Alunni leggeva il documento con cui comunicavamo la nostra intenzione di andarcene, loro leggevano…il giornale. A questo siamo arrivati dopo vent’anni dallo scioglimento del Pci. È stato un processo davvero devastante: direi che l’opera di Occhetto si sta completando.

Come reagire a tutto questo?

Anzitutto evitando la tentazione di andarsene a casa, schifati dalla situazione. Per quanto ci riguarda non abbiamo velleità di autosufficienza e ci sembrano un po’ ridicoli coloro che pensano che il loro gruppetto possa semplicemente chiamare a raccolta i tanti compagni che provano a darsi da fare. Un fatto è certo: dobbiamo ricostituire il PCI o gli sfruttati saranno sempre più sfruttati; dobbiamo costruirlo in totale autonomia dai poteri forti, dal Pdl e dal Pd.
I progetti unitari, tuttavia, non devono essere autoreferenziali e celebrativi. Dobbiamo tutti crescere verso la costruzione di un unico Partito Comunista. Un partito su basi marxiste-leniniste: il movimentismo non porta a niente. Questo non significa assolutamente che non dobbiamo stare nelle lotte, sui posti di lavoro, nei quartieri, ma tutto questo va ricondotto al partito. Ci vogliono anzitutto persone per bene, disinteressate. Solo così potremo ottenere di nuovo quel prestigio che avevano i militanti del Pci, ma anche i delegati della Cgil d’un tempo.

Intanto si potrebbe cominciare da Roma…

La nostra città ha il problema che spesso le politiche che la riguardano vengono sovrapposte a quelle nazionali. Il legame naturalmente c’è, ma serve anche segnalare le questioni specifiche. Ad esempio: se è vero come è vero che chi sta con Marchionne non può stare con noi è altrettanto vero che chi sta a Roma coi cementificatori e coi palazzinari non può stare dalle parte dei proletari e dei cittadini. Anche per questo siamo impegnati in varie vertenze a Roma e nel Lazio, ad esempio contro i progetto del Masterplan di Alemanno a Tor Bella Monaca o contro l’autostrada Roma-Latina, nel Comitato 5 Aprile per la sicurezza sul lavoro.
Da parte nostra c’è tutta la stima e la volontà di collaborare anche con i compagni di Comunisti-Sinistra popolare di Roma. E ovviamente con tutti i compagni che vogliono, come noi, cambiare rotta a questa sinistra.

Dunque, nonostante tutto, la lotta non si ferma?

Ci sono moltissime persone per bene nei partiti di sinistra. Io credo che abbiamo un popolo militante prigioniero di una classe dirigente che non ci porterà da nessuna parte. Anche tra coloro che di fronte a questa situazione non se la sono sentita di andare avanti e tra i tanti che la politica non la fanno perché sono schifati da quanto vedono in giro: è proprio lì che c’è bisogno dei comunisti. Prima o poi ce la faremo, ne sono sicura. Intanto, per quanto ci riguarda, continuiamo a vederci, a trovare momenti unitari e di lotta comune.

(a cura della redazione romana di Csp)

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