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Oggi a Pomigliano,domani ogni Italiano

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Continua l’impegno di Comunisti – Sinistra Popolare dalla parte dei lavoratori. Larga eco su tutta la stampa nazionale (dalla prima pagina di Repubblica al Fatto fino al Tempo e ai maggiori Tg nazionali) ha avuto l’iniziativa di Csp di lunedì scorso davanti alla Camera dei Deputati: “Oggi Pomigliano, domani ogni italiano: No”. Alla vigilia della consultazione nello stabilimento campano della Fiat, i comunisti hanno fatto sentire la loro voce con un sit-in molto partecipato, proprio davanti a quel Parlamento in cui a tutt’oggi non esiste una forza che difenda davvero i lavoratori e loro famiglie. Sull’esito del referendum a Pomigliano interviene il coordinatore nazionale di Csp, Marco Rizzo. “Il plebiscito della Fiat è fallito” afferma Rizzo in un comunicato. E lancia la sua proposta. “Ora se la Fiat insiste nel ricatto si nazionalizzi lo stabilimento. Le voci critiche all’accordo-ricatto arrivano al 40% e dimostrano, nonostante il circo mediatico, la maturità di una classe operaia che, nella difesa dei suoi diritti costituzionali va ben oltre un risultato che è uno stop all’arroganza di Marchionne, a cui bisogna rispondere con la proposta di nazionalizzazione dello stabilimento”.

OGGI A POMIGLIANO, DOMANI AD OGNI ITALIANO
Di Marco Rizzo

Se passa l'accordo capestro di Pomigliano a rimetterci non saranno solo i nuovi schiavi della Panda ma tutti i lavoratori italiani, perchè è chiaro che nel più breve lasso di tempo possibile tutto il sistema industriale ripeterà la stessa operazione.
Nel merito si tratta di lavorare a ciclo continuo 24 ore su 24.
Un ballo estenuante fatto di 350 operazioni ogni turno, di 72 secondi l'una, riducendo i tempi morti perchè tutti i pezzi sono più vicini alla postazione, al lavoratore è consentito muovere solo il busto, con 3 pause di soli 10 minuti per turno.
Una danza mortale a cui gli operai di Pomigliano dovrebbero affidarsi rinunciando al diritto costituzionale dello sciopero (ai punti 14 e 15 del testo le rappresentanze sindacali dovrebbero sottoscrivere l'accettazione a non aprire contenziosi e addririttura perderebbero i loro diritti se un iscritto dovesse aprire un conflitto, inoltre se il lavoratore non segue la norma di rinuncia dello sciopero si espone a sanzioni).
Proviamo ad immaginare i solerti sindacalisti gialli della Fim-Cisl e della Uiilm a lavorare a questa catena infernale...
La mossa della Fiat è strategica ed ha lo stesso sapore di quel fiume grigio senza soggettività che spense Torino con la" marcia dei quarantamila" nel 1980.
Tutto quello che di catastrofico vi fu nel mondo del lavoro -dal precariato senza diritti alle morti bianche- passò anche da lì, con l'unica differenza peggiorativa è che quella fu una manifestazione, mentre questo è un contratto.
Peraltro nel 1980 a pagare successivamente la loro "fedeltà" alla Fiat furono anche e proprio i capi e capetti della marcia, pagati con licenziamenti sonanti da Corso Marconi che, grazie all'innovazione tecnologica, non aveva più bisogno di leccapiedi e cani da guardia.
Un contratto che viene proposto dal "nuovo" padrone Marchionne, oggi applaudito da Berlusconi, ma talmente ancora amato a sinistra che anche oggi si sprecano per lui le olà dei suoi estimatori, da Chiamparino, che affermna di "tifare per lui" a Fassino secondo cui "senza Marchionne non esisterebbe la Fiat ", fino a Pintor (sì il Manifesto !!!) che dice che "Marchionne non è cattivo, ma se è costretto a compiere certi passi la colpa non è sua, è schiavo di una situazione impostagli dal capitalismo" -Corriere della Sera a pag 6-, per non dimenticare Bertinotti che diceva "mi piace" e ne tesseva pubblicamente le lodi.
Ebbene sarà utile di nuovo ricordare che, a quei livelli, non ci sono "padroni buoni", non parliamo del fruttivendolo col suo garzone..
Così come dovremmo finalmente dire che in politica una vera sinistra ed, ancor di più per i comunisti, non si dovranno più fare accordi (di nessun tipo) con questi signori della falsa sinistra.
Appoggiare fino in fondo la lotta dei lavoratori di Pomigliano - certo quelli che non vogliono ridursi a moderni schiavi- così come riconoscere il coraggio e la dignità della Fiom e del sindacalismo di base, sono al centro dell'obiettivo possibile e ragionevole, visti i rapporti di forza anche mediatici in campo, CONTRASTARE IL REFERENDUM, per ricordare a "lor signori" che non siamo tutti sulla stessa barca, perchè quando le cose vanno bene si dimenticano del popolo e quando le cose vanno male (per colpa loro) vogliono sempre coinvolgerci nelle restrizioni.
Questa è una battaglia stratetegica, questa è la BATTAGLIA. Trasformiamo tutte le giuste iniziative contro la legge bavaglio sulla stampa in una critica totale a questo iniquo e traballante sistema capitalistico che muove il suo ultimo "colpo di coda" lasciandoci senza scampo: o accetti di azzerare i tuoi diritti o si chiude.

LIBERI, MAI SCHIAVI. NESSUN SACRIFICIO, NON COLLABORARE. LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI.

I sindacalisti Fim-Cisl e Uilm vadano a lavorare alla catena a Pomigliano....

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