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Viva il kke, avanguardia nella lotta per la rinascita delle forze comuniste!

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di Norberto Natali



Cari compagni,


ritengo importante far pubblicare tempestivamente e far conoscere il più diffusamente possibile questo appello del Partito Comunista Greco (KKE).


Esso non richiede alcuna aggiunta o spiegazione, salvo tre scarne osservazioni:


1. il documento contiene indirizzi ben adatti a tracciare i contorni di una linea politica anche nazionale.


2. il PSE è un finto partito il quale –non a caso- è stato fondato dal PRC (tuttora uno dei suoi principali animatori e
responsabili) ed il suo primo presidente fu il sigor bertinotti.


3. fatte tutte le debite distinzioni, l’Italia ha molte componenti in comune con la Grecia. Un governo reazionario capace solo di schiacciare i lavoratori, un padronato odioso e tracotante, sindacati veri e sindacati gialli, una sinistra da salotto e gruppetti estremisti capaci solo di fare danni.


Manca da noi, invece, ciò che in Grecia è il KKE: questo fa la differenza!


Costruire l’equivalente italiano del KKE, per così dire, è l’obiettivo di Comunisti Sinistra Popolare, definito anche dal nostro recente Congresso Nazionale. In altri termini si tratta di ricostituire il PCI, depurato ed immunizzato dalle sue degenerazioni revisioniste, vera condizione per affrontare con slancio e forza le sfide del futuro.




Lettera del KKE ai partiti comunisti e operai d 'Europa
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Cari compagni,tra qualche giorno si terrà a Parigi il congresso del “Partito della Sinistra Europea” (PSE). Esso è convocato esattamente negli stessi giorni dell’Incontro internazionale dei partiti comunisti e operai, che quest’anno si terrà in Sudafrica. Agendo in modo così provocatorio e simbolico, il ruolo di divisione e di erosione giocato dal PSE contro il movimento comunista internazionale si svela con chiarezza.

Come noto, il KKE ha preso una posizione chiara sin dall’inizio contro la possibile costituzione di un “partito europeo”. Altri partiti, che nel passato avevano seguito in Europa la corrente eurocomunista in opposizione all’URSS e agli altri paesi socialisti europei, hanno giocato un ruolo chiave nella sua fondazione. Tutta una serie di partiti che hanno abbandonato ogni riferimento all’ideale comunista hanno egualmente sostenuto la sua formazione, come ad esempio il partito greco Synaspismos, che svolge un ruolo anticomunista conseguente, e come il partito tedesco Die Linke. Infine, una serie di partiti ha deciso di aderire in qualità di “osservatori” tenendo conto, in ciascun caso specifico, di fattori particolari.
Sono passati diversi anni e siamo convinti che i fatti abbiano confermato la nostra analisi, in considerazione dell’attività, delle tesi e di tutta l’esperienza costituita dall’esistenza del PSE.
Nei suoi documenti programmatici (costituzione e programma), il PSE rigetta tutto ciò che è comunista, ogni tradizione rivoluzionaria; esso è ostile al socialismo scientifico, alla lotta di classe e alla rivoluzione socialista. Nella sua costituzione esso accetta, nel quadro delle istituzioni dell’UE, che l’UE capitalista sia eterna. Una condizione fondamentale della sua esistenza è l’accettazione di non rimettere in discussione il quadro dell’Unione Europea.
E’ ugualmente visibile, nei materiali per questo III congresso del PSE, attraverso proposizioni come “Misure concrete possono e devono essere prese, per liberare le politiche dell’UE e dei governi nazionali dall’influenza dei mercati finanziari”, la difesa della visione di un capitalismo “umanizzato”. Presentate come “cambiamenti radicali”, sono state proposte delle misure per modernizzare il capitalismo attraverso l’obiettivo-tranello della “democratizzazione dell’Unione Europea”, quest’unione formata dal capitale europeo al fine di un più efficace sfruttamento dei popoli d’Europa e per averla vinta nella concorrenza internazionale con gli Stati Uniti e le altre potenze imperialiste.
Il fatto che le forze dirigenti nel PSE, quelle che controllano il partito e plasmano la sua linea politica, operino nei limiti del modo di produzione capitalista, traspare nei loro appelli a sostenere l’UE imperialista, nei quali esse la chiamano a giocare un ruolo più importante negli affari del mondo. Ciò traspare anche nei loro documenti, nei quali insistono sul cosiddetto “neoliberismo”, nutrendo tra i lavoratori d’Europa l’illusione che possa esistere un’altra politica di “gestione” nel quadro del capitalismo, che si pretende capace di risolvere i problemi del popolo. Ancora una volta il ruolo pericoloso del PSE, strumento mirante a intrappolare delle forze nel quadro del capitalismo e “vagone di coda” della socialdemocrazia europea, risulta chiaro.
Le “lacrime” che il PSE versa nei documenti del III congresso, riconoscendo che la scomparsa del “socialismo reale” ha condotto al degrado delle condizioni di vita dei lavoratori, risultano ipocrite se si tiene conto che le forze che dirigono il PSE sono tra quelle che hanno lottato contro l’URSS e gli altri paesi socialisti, insieme alla destra e ai socialdemocratici, e che ancora oggi accettano e utilizzano integralmente le argomentazioni della borghesia che si concludono con l’identificazione del comunismo con il fascismo. Non a caso, nei documenti del PSE non si fa alcuna menzione dell’inaccettabile deformazione della storia che l’UE, il Consiglio d’Europa e altre organizzazioni imperialiste conducono contro la storia del comunismo in Europa.
Il disaccordo del PSE con la militarizzazione dell’Europa e delle relazioni internazionali, dà l’idea di sermoni da missionari, se si considera che contemporaneamente quel partito dichiara il proprio sostegno a un ruolo più attivo dell’UE nel mondo e che ha accettato la Politica estera di sicurezza comune. La stessa cosa è vera per il suo appello allo “scioglimento della NATO”, quando questa rivendicazione non si articola nella lotta per il ritiro di ciascuno Stato membro dall’organizzazione.
I riferimenti relativi a una giusta soluzione di una serie di problemi internazionali (Palestina, Cipro, blocco contro Cuba) sono estremamente ipocriti quando si dice che tali problemi saranno risolti non dalla lotta antimperialista dei popoli, ma dalla messa in opera del diritto internazionale ed europeo. Di quale “diritto” parla il PSE? La decisione del Tribunale dell’Aia, che ha legittimato l’intevento della NATO nei Balcani e il protettorato del Kosovo, dimostra chiaramente cosa significhi in realtà il diritto internazionale ed europeo. Un altro esempio è la decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha dato ragione alla Lettonia, in cui il veterano antifascista Vasili Kononov è stato perseguito e imprigionato dal governo perché, a parere della Corte, avrebbe agito come un terrorista nel 1944, lottando conto le orde naziste che avevano invaso il suo paese, l’URSS. Un’altra dimostrazione di questo è la posizione grossolanamente ostile dell’UE nei confronti di Cuba. Ciò è dimostato anche dall’interdizione legale dell’attività dei partiti comunisti in una serie di paesi dell’UE, cosiccome dall’interdizione dei simboli del movimento comunista e operaio in diversi paesi dell’Unione. Ancora una volta il PSE è rimasto in silenzio su tutte queste questioni. Esso chiude gli occhi e dimostra di non tenere conto della barbarie imperialista che si manifesta in diverse maniere nella “legge” che oggi domina e che altro non è se non la legge imperialista del più forte.

Compagni,

è venuto il momento di abbandonare le illusioni riguardo al ruolo giocato dal PSE. Il KKE chiama i partiti comunisti e operai che per ragioni diverse hanno aderito come membri o come osservatori a questo partito costruito ad arte (dall’Unione Europea per servirla) a riesaminare la loro posizione. L’indebolimento di questo partito della “sinistra” dell’UE, il rafforzamento della cooperazione su un piano paritario tra partiti comunisti e operai in Europa, sulla base del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario, indipendentemente dai termini e dalle condizioni fissate dall’UE, costituiscono la sola speranza per riunire il movimento comunista e la sola risposta vitale all’aggressività del capitale europeo contro i diritti dei lavoratori.

Comunicato della sezione internazionale del KKE






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